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	<title>Uscita di sicurezza</title>
	<link>http://uscitadisicurezza.blogsome.com</link>
	<description>Web journal degli studenti dell'Università di Padova</description>
	<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 14:13:26 +0000</pubDate>
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		<title>Nuovo sito!</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 14:13:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>uscitadisicurezza</dc:creator>
		
	<category>Uscita di sicurezza</category>
	<category>Massimi sistemi e universo mondo</category>
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		<description><![CDATA[	La versione online di uscita di sicurezza ricomincia nel nuovo sito www.uscitadisicurezza.info!

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			<content:encoded><![CDATA[	<p>La versione online di uscita di sicurezza ricomincia nel nuovo sito <a href="http://www.uscitadisicurezza.info/">www.uscitadisicurezza.info</a>!
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		<title>I DS NON SONO IL SINDACATO DEGLI STUDENTI</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2007 18:49:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>soupe</dc:creator>
		
	<category>Politica universitaria</category>
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		<description><![CDATA[	Leggiamo sul Mattino del 13 ottobre una dichiarazione della senatrice accademica Giulia Camporese a nome di &#8220;Studenti per-sindacato studentesco&#8221;. Vogliamo chiarire che Giulia Camporese, a differenza di quanto dichiara, non è stata eletta in quella lista, bensì nella lista &#8220;Articolo 34-studenti di sinistra&#8221;, sezione universitaria dei Ds e ora, presumiamo, del Partito Democratico. La senatrice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>Leggiamo sul Mattino del 13 ottobre una dichiarazione della senatrice accademica Giulia Camporese a nome di &#8220;Studenti per-sindacato studentesco&#8221;. Vogliamo chiarire che Giulia Camporese, a differenza di quanto dichiara, non è stata eletta in quella lista, bensì nella lista &#8220;Articolo 34-studenti di sinistra&#8221;, sezione universitaria dei Ds e ora, presumiamo, del Partito Democratico. La senatrice accademica della lista &#8220;Il Sindacato degli Studenti&#8221; è infatti Giulia Fioravanti, studentessa di psicologia.<br />
Emerge evidentemente da questo studiato equivoco la volontà della lista &#8220;Articolo 34-studenti di sinistra&#8221; e dei Ds padovani di creare confusione nella popolazione studentesca. Il Sindacato degli Studenti, infatti, è una delle liste maggiormente radicate nell&#8217;ateneo, proprio perché realmente sindacale e indipendente dai partiti. Alle ultime elezioni, infatti, abbiamo preso circa il triplo dei voti presi da Articolo 34, che ha eletto come unico rappresentante in tutti gli organi maggiori dell&#8217;università la senatrice Camporese.<br />
&#8220;Mi dispiace davvero che in un articolo in cui si denunciano le guerre di palazzo si metta in pratica il peggiore dei vizi della politica italiana: il trasformismo. - dichiara Simone Marconato, vicepresidente del Consiglio degli Studenti - La battaglia all&#8217;interno del Senato Accademico Allargato sul cambiamento dello statuto ci ha visto in prima linea fin dall&#8217;inizio. Siamo felici che anche la sezione universitaria dei Ds sia sulla nostra linea. Li invitiamo quindi a partecipare più assiduamente alle riunioni di tutti gli organi dell&#8217;università in cui sono stati eletti, magari rubando un po&#8217; di tempo ai volantinaggi per Veltroni. A guadagnarci non saremmo né noi né loro, ma tutti gli studenti.&#8221;
</p>
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		<title>Il Sindacato degli Studenti a Galan sull’Esu: «Basta scherzare sulla nostra pelle»</title>
		<link>http://uscitadisicurezza.blogsome.com/2007/03/08/p79/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2007 01:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>uscitadisicurezza</dc:creator>
		
	<category>Politica universitaria</category>
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		<description><![CDATA[	Il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan è un uomo spiritoso. Ama le battute e non perde occasione per scherzare con tutti.
Ogni anno, ad esempio, scambia l’aula magna del Bo per il palco di un cabaret, e annuncia col sorriso sulle labbra che, dopo anni di commissariamento, l’Esu ha un nuovo presidente. Il nome cambia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><img src="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:19DOV6F6KpORbM:http://www.webdesignskolan.com/photoshop/alla_bilder/clown.jpg" align=left hspace=5 alt="" />Il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan è un uomo spiritoso. Ama le battute e non perde occasione per scherzare con tutti.<br />
Ogni anno, ad esempio, scambia l’aula magna del Bo per il palco di un cabaret, e annuncia col sorriso sulle labbra che, dopo anni di commissariamento, l’Esu ha un nuovo presidente. Il nome cambia ogni anno, ma la sostanza resta la stessa: puntualmente nessun presidente viene nominato, puntualmente si continua la serie dei commissari.<br />
Il gioco è bello quando dura poco, signor Galan. L’Esu dovrebbe occuparsi di tutelare il diritto allo studio, e invece resta schiavo della lottizzazione fra i vari partiti della destra. Anche il nuovo nome annunciato ieri, infatti, è un ex parlamentare della Lega, Flavio Rodeghiero.<a id="more-79"></a><br />
Finché ai commissari non succederà un vero organo di governo come il Cda, non entreranno in carica i rappresentanti degli studenti e resterà inascoltata la voce di chi davvero usufruisce di mense, case dello studente, borse di studio.<br />
Forse questo fa a comodo a gente come Galan e l’assessore Donazzan, che, schiavi dell’ideologia razzista, continuano a discriminare gli studenti extracomunitari, a cui è riservato solo il 3% delle borse, a prescindere da reddito e merito, che dovrebbero essere gli unici criteri.<br />
E forse le sterili polemiche sul fantomatico «politecnico», che esiste ed esisterà solo a livello di propaganda, divertono Galan e il ministro Mussi.<br />
Ma certamente non divertono gli studenti universitari, che si ritrovano ancora una volta beffati dai continui annunci ad effetto di chi considera il diritto allo studio una barzelletta.</p>
	<p><strong>Il comunicato di ieri per Mussi e Galan: «rispettare gli impegni»</strong></p>
	<p>Stamattina in occasione dell’inagurazione dell’anno accademico i rappresentanti de Il Sindacato degli Studenti hanno disertato la cerimonia ufficiale per partecipare a un presidio informativo di fronte al Bo’.<br />
A differenza dei gruppetti giovanili della destra, che, completamente assenti dall’università per tutta la durata del governo Berlusconi, ora strumentalizzano gli studenti a fini propagandistici, noi da sindacato continuiamo a presentare le nostre critiche e le nostre proposte a prescindere dal colore politico di chi governa.<br />
Quello che chiediamo, sia alla Regione di centrodestra sia al governo di centrosinistra, è il rispetto degli impegni presi.<br />
<strong>Galan </strong>deve decidersi a nominare un presidente per l’ESU, un ente che, invece di occuparsi delle sue funzioni di tutela del diritto allo studio, resta schiavo della lottizzazione fra i vari partiti della destra. Finché ai commissari non succederà un vero organo di governo come il Cda, non entreranno in carica i rappresentanti degli studenti e resterà inascoltata la voce di chi davvero usufruisce di mense, case dello studente, borse di studio. Invece di preoccuparsi di garantire il diritto allo studio, Galan e la Donazzan, schiavi dell’ideologia razzista, continuano a discriminare gli studenti extracomunitari, a cui è riservato solo il 3% delle borse, a prescindere da reddito e merito, che dovrebbero essere gli unici criteri.<br />
Al ministro <strong>Mussi</strong>, membro di un governo il cui programma prometteva finalmente attenzione all’università, agli studenti e al diritto allo studio, chiediamo di rispettare quelle promesse. Dopo la vergogna delle borse di studio 2005/2006, assegnate con un anno di ritardo dopo 4 graduatorie, è ora che si mantenga l’impegno preso ormai da 6 anni di pagare subito le borse a chi ne ha diritto, in un’unica graduatoria, in modo che siano vere borse di studio e non rimborsi spese.<br />
Al rettore <strong>Milanesi</strong>, che in autunno aveva annunciato che non avrebbe invitato ministri per protesta contro il decreto “taglia spese” (Visco-Bersani), chiediamo il perché di questo dietro front. Il decreto taglia ulteriormente il già provato bilancio degli atenei italiani, e il rettore, che lo sa, dovrebbe chiedere un cambio di rotta invece che farsi bello col ministro di turno.</p>
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		<title>CPO: to be or not to be?</title>
		<link>http://uscitadisicurezza.blogsome.com/2007/02/27/cpo-to-be-or-not-to-be/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Feb 2007 10:36:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>uscitadisicurezza</dc:creator>
		
	<category>Archivio</category>
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		<description><![CDATA[	Il fantasma del Comitato Pari Opportunità dell’Università di Padova
	L’espressione “Comitato Pari Opportunità” (chiamato affettuosamente CPO) indica attualmente un’entità astratta all’interno dell’Università degli Studi di Padova, entità, tra l’altro, di cui spesso si sa poco. Ma allora: che significano le parole “comitato”, &#8220;pari” e “opportunità” e di cosa si occupa?
Parlare della storia del Comitato vuol dire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><strong>Il fantasma del Comitato Pari Opportunità dell’Università di Padova</strong></p>
	<p>L’espressione “Comitato Pari Opportunità” (chiamato affettuosamente CPO) indica attualmente un’entità astratta all’interno dell’Università degli Studi di Padova, entità, tra l’altro, di cui spesso si sa poco. Ma allora: che significano le parole “comitato”, &#8220;pari” e “opportunità” e di cosa si occupa?<br />
Parlare della storia del Comitato vuol dire fare il cosiddetto tuffo nel passato, ma anche immaginare la possibilità di un futuro: insomma, bisogna innanzitutto partire dall’inizio.<br />
C’era una volta Margherita Masignani eletta nel 2004 membro del Comitato in qualità di rappresentante degli studenti per la lista Il Sindacato degli Studenti. Le allegre comari della comitiva, composta su base paritetica da esemplari femmine di docenti, di personale tecnico amministrativo e di studenti erano in tutto 12 e pronte a battagliare per perseguire gli obiettivi del comitato, garantendone l’operatività.<br />
Infatti, già nel 2001 è stato stilato un Piano di Azioni Positive,  presentato al Rettore e valido fino al 2003, in cui ci si impegnava a descrivere che tipo di azioni concrete si sarebbero messe in atto, sia per studentesse/studenti, sia per il personale tecnico amministrativo che per i/le docenti.<br />
Perché Comitato?</p>
	<p><a id="more-78"></a></p>
	<p>Il CPO è un comitato, cioè non è un organo di Ateneo: ciò significa che non dovrebbe dipendere dalle influenze/ingerenze provenienti dal Rettore o dagli organi maggiori, nonostante collabori con i Servizi dell’Amministrazione Centrale e debba presentare annualmente  una scheda obiettivi in cui dichiara che tipo di attività svolgerà durante l’anno, che dovrà essere approvata dal Senato Accademico e dal Consiglio di Amministrazione dell’Università.<br />
Perché Pari Opportunità? Perché compito del Comitato è garantire le pari opportunità tra uomini e donne nell’Ateneo, affinché non si sviluppino discriminazioni di genere soprattutto nell’ambito lavorativo, per quanto sta alla divisione del lavoro e ai ruoli di responsabilità, valorizzando le attitudini professionali del personale femminile.<br />
In quest’ottica, presso la sede del Comitato, (via VIII febbraio 1848, n. 2 - cortile nuovo di Palazzo del Bo) è stato attivato uno sportello di ascolto a cui è possibile segnalare i problemi o le discriminazioni che emergono nell&#8217;ambito della propria vita professionale e di studio. Lo sportello è aperto il lunedì e il venerdì dalle ore 10:00 alle ore 12:00 e per fissare un appuntamento basta telefonare al numero 049 827 3166, lasciando un messaggio nella segreteria telefonica, oppure scrivere all&#8217;indirizzo di posta elettronica: ascolto.cpo@unipd.it .<br />
Il Comitato promuove anche altre attività, tra cui: le pubblicazioni I quaderni del Comitato Pari Opportunità, scritti da docenti, studentesse ed esperte che si preoccupano di approfondire le tematiche care al Comitato, per fare qualche titolo: “Politiche di pari opportunità - Un corso di base per affrontare il mondo dei lavori” e “Donne e scienza. Il genere in scienza e ingegneria: testimonianze, ricerche, idee e proposte”. E’ possibile richiedere gratuitamente i libri mandando un’e-mail a cpo@unipd.it, indicando un indirizzo a cui farli recapitare.<br />
E’ inoltre ancora attiva la collaborazione con il CIRSSI (Centro Interdipartimentale di Ricerca e Servizi per gli Studi Interculturali) per l’iniziativa Immaginafrica, progetto che tramite cineforum, seminari, mostre, vorrebbe promuovere la conoscenza del mondo africano.<br />
Il Comitato promuove inoltre dal 2003 il corso “Politiche di Pari Opportunità”, rivolto a tutti gli studenti delle lauree triennali per una durata di 30 ore con relativa assegnazione di 4 crediti formativi. Ad esso si è aggiunto un ulteriore percorso formativo:“Donne Politica e istituzioni” che, realizzato in collaborazione con il Ministero per le Pari Opportunità e la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione in diverse università italiane, ha coinvolto molte studentesse e docenti nell’approfondimento dei temi relativi alla partecipazione delle donne e alla loro scarsa presenza nei luoghi decisionali della politica.<br />
Con il progetto “Tesi di laurea”, inoltre, il Comitato ha proposto la pubblicazione di abstract di tesi di laurea, prodotte all’interno dell’ateneo, che abbiano valorizzato la dimensione di genere o trattato tematiche vicine alle pari opportunità, con lo scopo principale di contribuire ad incentivare studi sull’argomento.<br />
Dal Giugno 2004, poi, è stata istituita la figura della Consigliera di Fiducia del Rettore,  prevista dal Codice di condotta dell’Università degli Studi di Padova, sulla base di un testo elaborato e proposto da un gruppo di ricerca della Facoltà di Psicologia, coordinato dalla Prof.ssa Maria Chiara Levorato e dal Comitato per le Pari Opportunità dell&#8217;Università.<br />
La Consigliera di Fiducia si occupa di fornire consulenza e accompagnamento nelle situazioni in cui possono essere riconosciute molestie sessuali o morali. L’ufficio della Consigliera di Fiducia è ubicato presso Palazzo Storione (riviera Tito Livio, 6 - V piano), numero verde tel. 800 425 543.<br />
Infine: progetto “STU.FI: studenti con figli”. Progetto che nasce dall’esigenza di conoscere una popolazione studentesca spesso nascosta, che vive al contempo i problemi dello studente e i problemi della genitorialità;  il Comitato Pari Opportunità si è avvalso della collaborazione di due stagisti di statistica per elaborare un’indagine-monitoraggio su un campione di studenti con figli, con l’obiettivo di sviluppare un Piano di Azioni Positive (PAP) e una strategia di sostegno per tutelare questi studenti. Il PAP per gli studenti con figli, elaborato da Margherita Masignani, prevede:<br />
1- Sospensione dell’obbligo di pagamento delle tasse universitarie per un anno, usufruibile nei primi tre anni accademici dalla nascita del figlio/a o di adozione, per genitori (uomini o donne) che decidano di sospendere temporaneamente gli studi.<br />
2- Esenzione dal pagamento di una quota di tasse universitarie corrispondente a cinque mesi di congedo obbligatorio per gli studenti che non desiderino sospendere gli studi, usufruibile in un periodo compreso tra l’inizio del periodo di gravidanza ed i 5 mesi successivi al parto.<br />
3- Per i genitori single con figlio/a non riconosciuto/a dal partner garanzia di precedenza nell’accesso ai servizi e alle agevolazioni.<br />
4- Agevolazioni in ambito didattico (es. sospensione dall’obbligo di frequenza, orari e date alternativi per le lezioni e per gli esami, azioni di mentoring e tutorato dopo il rientro dal parto, ecc.), concordate con i Presidi delle diverse Facoltà.<br />
5- Istituzione di un Fondo appositamente destinato agli studenti con figli con reddito basso e situazioni particolarmente difficili. I contatti avvengono attraverso il Comitato Pari Opportunità, nell’ambito dello Sportello di Ascolto Studentesco (su appuntamento).<br />
6- Creazione di servizi sperimentali  di accoglienza, gioco ed attività educative presso alcuni complessi universitari, per facilitare lo studio e la frequenza delle lezioni agli studenti con figli in età prescolare.<br />
7- Costituzione di un’Associazione di Studenti con figli ed apertura di uno sportello Stu.fi, luogo di ascolto, incontro, scambio di informazioni, di appunti e di materiale didattico.<br />
8- Avvio di rapporti convenzionali con esperti e docenti per consulenze su particolari materie o per la risoluzione di problematiche specifiche<br />
Pare insomma che, guardando indietro, il Comitato sia un organismo in movimento che si è dato da fare e ha portato buoni risultati nel miglioramento della vita universitaria. Però, c’è sempre un però di mezzo…il Piano di Azioni Positive 2004-2006 è giunto al termine: e ora che si fa?<br />
Le vecchie componenti del Comitato sono ancora membri effettivi, quando invece si sarebbero già dovute tenere le elezioni per il rinnovo: forse perché ci sono dei ruoli da mantenere a tutti i costi? Forse che le donne al potere tengano alla sedia più degli uomini al potere, in fondo? Le politiche per la pari opportunità hanno insegnato bene la lezione…<br />
E che fine ha fatto il progetto STU.FI? Si parlava della pubblicazione dei materiali raccolti e del PAP, con la messa in pratica dell’iniziativa: di fatto, però, il progetto è congelato. E nel frattempo gli studenti aspettano fiduciosi…<br />
Ancora: nel maggio 2006 ci sono state le elezioni universitarie, sono stata eletta rappresentante  degli studenti per il Cpo ma il Comitato non mi ha mai interpellato. Gli altri tre rappresentanti degli studenti sono assenti e…mi sento sola!<br />
Perché un organismo così ben inserito e valido, discrimina la componente studentesca che dovrebbe lavorare al suo interno? Forse dovrò esporre il problema  allo Sportello di ascolto del Comitato Pari Opportunità…<br />
Gli sviluppi arriveranno nel prossimo numero.</p>
	<p>Valeria Marchi<br />
(rappresentante degli Studenti per il Cpo)<br />
con l’aiuto di Margherita Masignani </p>
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		<title>Strategie riformiste dal Parlamento a Padova</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Feb 2007 11:05:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>uscitadisicurezza</dc:creator>
		
	<category>Archivio</category>
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		<description><![CDATA[	Viviamo in un periodo storico in cui una confusione linguistica sembra avere coinvolto anche il mondo politico. Sembra un discorso astratto, ma gli effetti di ciò infl uenzano anche la nostra vita quotidiana. Vediamo perché. Ogni giorno, ascoltiamo leader della maggior parte del parlamento italiano scontrarsi in una gara in cui vincerà chi riuscirà ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>Viviamo in un periodo storico in cui una confusione linguistica sembra avere coinvolto anche il mondo politico. Sembra un discorso astratto, ma gli effetti di ciò infl uenzano anche la nostra vita quotidiana. Vediamo perché. Ogni giorno, ascoltiamo leader della maggior parte del parlamento italiano scontrarsi in una gara in cui vincerà chi riuscirà ad essere il campione dei riformisti. Ogni giorno, politici di diversa provenienza si precipitando davanti alle telecamere per aff ermare che il Paese ha bisogno di riforme. Nessuno si ferma a rifl ettere su un piccolo particolare. Le riforme sono un mezzo, non un fine. Vi è insomma un ribaltamento di valori: quasi tutti ammettono la necessità di riforme, in pochissimi sembrano chiedersi che tipo di riforme. L’affermazione “Dobbiamo fare le riforme” di cui figure come Amato e Fassino (solo per citare due esempi) sono fra i maggiori assertori, se fosse dunque letta nel solito significato significherebbe poco più che “Dobbiamo fare le leggi” oppure “Dobbiamo fare un decreto”.<br />
È plausibile chiedere a queste persone di risparmiare qualche slogan e investire un po’ del tempo risparmiato nella spiegazione<br />
dei contenuti delle riforme? </p>
	<p><a id="more-77"></a></p>
	<p>La riforma delle pensioni manderà i lavoratori in pensione a 50 o 70 anni? Di questo si dovrebbe<br />
discutere, prima di affermare la necessità di una riforma. Ma a questo punto ci si deve porre una domanda: è possibile che<br />
illustri politici, navigati uomini di stato e, infi ne, emeriti professori universitari che ogni giorno su grandi quotidiani locali e nazionali ci illustrano l’importanza delle riforme, utilizzino il termine “riformista” in maniera così erronea senza che nessuno<br />
richiami all’ordine nessuno? È reale che ci sia una conoscenza così sommaria e imprecisa del termine “riforme”? Evidentemente<br />
no.<br />
Anche per un altro motivo. Con “riformista” si intendeva, inpassato, quella corrente dell’ortodossia marxista che, mantenendo<br />
come guida teorica il marxismo, realizzava nella pratica una strategia più moderata. Si opponeva ai revisionisti, che avevano abbandonato anche la teoria marxista, e ai rivoluzionari, che cercavano di tradurre in pratica il massimalismo dell’ortodossia<br />
marxista. Ora, se riformista significasse questo, implicitamente si ammetterebbe di avere dei pericolosi rivoluzionari in Parlamento. Cosa a cui solo Paolo Guzzanti crede, scordando le lezioni sull’eurocomunismo di Togliatti e Berlinguer.<br />
Purtroppo, ad averle scordate, non è solo il buon Guzzanti che, essendo nel frattempo passato a Forza Italia, quasi sarebbe giustificato, ma anche coloro che si dichiarano eredi di quella tradizione.<br />
Quindi, prima che venga realizzato qualcosa che non convincerà i più, sarà bene riflettere su che significa oggi “riformismo”.<br />
Il sospetto è che riformismo oggi non sia altro che sinonimo di liberista. E se il sospetto è questo, il problema è che a dichiararsi<br />
riformisti non sono solo quelle forze – tradizionalmente di destra – che fanno del pensiero liberista la loro forza, ma anche gran parte di quelle realtà che si sono sempre battute per una regolamentazione del liberismo selvaggio. I DS sono il caso più eclatante. Le liberalizzazioni del ministro Bersani, eccetto gli eff etti più spettacolari e conosciuti, come l’eliminazione dei costi di ricarica per i cellulari o la questione dei taxi, che rappresentano solo una parte di un decreto ben più complesso, che ha fatto sentire i suoi effetti anche su Esu e Università (valga un solo esempio: i fondi messi quest’anno a disposizione dall’Esu per le attività culturali degli studenti sono diminuite del 20% per effetto del decreto Bersani); ebbene, queste liberalizzazioni esprimono una sconfinata fiducia nelle leggi del mercato. Liberalizzare, abbandonare al mercato i servizi – valga per i treni, l’energia, le autostrade – sembra essere la strategia per migliorare la vita dei cittadini.<br />
Richiamare i teorici delle liberalizzazioni ad uno sguardo al reale sembra essere invano, come se non sapessero quanti danni hanno creato in Italia e all’estero le liberalizzazioni. Solo studenti e lavoratori pendolari sanno quanto la privatizzazione delle Ferrovie e la nascita di Trenitalia abbia peggiorato il servizio. Bersani e, con lui, il suo partito sembrano non essere coscienti di ciò. La loro non si può nemmeno chiamare evoluzione, perché è un vero e proprio ribaltamento di valori. Esattamente come quando un uomo si ribalta e finisce sottosopra ha bisogno di qualche momento per recuperare l’orientamento, i DS sembrano essere in una fase in cui si muovono in una direzione non chiara, senza bussola: altrimenti non si può spiegare come siano diventati paladini di quelle teorie che fi no un decennio fa combattevano.<br />
Anche nel nostro piccolo, qui a Padova, queste regole sembrano valide. Sorvoliamo sullo sfratto all’ASU, la cui motivazione dagli<br />
stessi esponenti dei Democratici di sinistra è stata detta essere la “ricapitalizzazione del patrimonio immobiliare” ereditato dal<br />
PCI, concentriamoci su un altro elemento. La questione spritz. Forse la città avrebbe altre priorità, ma parlare del caso spritz è illuminante. Come spiegato in un altro articolo pubblicato su questo stesso giornale, nei vari incontri che si sono tenuti in comune,<br />
sono fondamentalmente due le componenti che si sono discusse. Una, quella legata alla sfera della sicurezza ed una, maggioritaria, legata al mondo del commercio. Anche qui ricompare, come uno spettro a questo punto, il profitto, il mercato. Per<br />
mesi abbiamo letto di incontri fra assessore al commercio, rappresentanti di associazioni di categoria, membri di comitati dei bar eccetera eccetera. Mai è venuto in mente di affrontare la questione dal punto di vista sociale e culturale. Nella faccenda spritz, gli studenti sono trattati come macchine da soldi in cui poco importa se per ubriacarsi vadano in piazza o alla fiera o al Portello. Ciò che importava era invece che i cittadini non si lamentassero (loro votano, gli studenti no) e che i commercianti avessero i loro incassi garantiti. Questo è il riformismo in salsa padovana.<br />
Ma forse, se questo è il riformismo, a noi stavolta conviene giocare la parte dei conservatori.</p>
	<p>Andrea Ragona
</p>
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