Random Dance Company, Amu/Del cuore
Venezia, Teatro Malibran, 18 giugno 2006, ore 18.00
4. Festival Internazionale di Danza Contemporanea Underskin
Lo spettacolo della Random Dance Company proposto all’interno della quarta edizione del Festival Internazionale di Danza Contemporanea di Venezia: Underskin, si è presentato come una riflessione danzante sul corpo, a cavallo tra scienza medica e scienza fisica, corsia d’ospedale e laboratorio scientifico.
Nonostante l’attitudine e le premesse che hanno animato la creazione di questo spettacolo, il coreografo Wayne McGregor non si è lasciato andare alla tentazione di narcotizzare le emozioni dello spettatore davanti alla scena, in favore di una danza asettica e pulita fino al robotico, o alla declinazione scientificizzante del movimento, che avrebbe potuto oscurare il contributo puramente estetico dell’evento. In fondo è sempre Del cuore, come recita il titolo (titolo originale Amu), di cui gli interpreti parlano e questo significa rappresentarlo, oltre che nelle sue funzioni simboliche e sentimentali, anche nelle sue attività meno indagate, sia nella danza che nella vita: le gestualità flessuose degli otto ballerini sembrano comunicare che il battere del cuore, le sue pause e i suoi ritorni, sono primariamente quello che ci permette di stare in vita. E nulla di più.
Sfugge alla comprensione, tuttavia, il lavoro sotterraneo di ricerca che ha portato alla messa in opera della coreografia, nato dalla collaborazione di McGregor e degli studiosi del Royal Brompton Hospital: nonostante lo spettatore incuriosito si aspetti di vedere questo lavoro espresso, non riesce nemmeno a coglierne implicitamente gli spunti dal momento che, nell’ora e mezzo di performance, l’allusione al rapporto cuore/mente o cuore/attività emerge più nelle proiezioni dell’artista Houshiary, complementari ad una scenografia molto raffinata, che tramite il disegno coreografico del regista. Ciononostante il connubio resta interessante e costituisce un decisivo elemento di novità nel panorama del festival.
La resa scenica dell’indagine fisiologico-emotiva del cuore è ben coordinata alla divisione in due sezioni dell’opera: la prima votata all’esaltazione della sinuosità dei movimenti del busto, rapiti dalla danza classica e delle linee tracciate dalle braccia, quasi a seguire l’andamento della respirazione umana o della circolazione del sangue; la seconda alterna parti corali a passi a due, dove il maschile e il femminile si scambiano i ruoli, forse con ironia, in una sorta di balletto amoroso e plastico dell’instabilità delle relazioni e delle identità. In più di qualche momento la sincronia, che non ha mai disturbato l’occhio e l’orecchio dello spettatore con il pericolo della nenia, è stata perfetta; perfetto anche il telo sceso dall’alto sul palcoscenico a coprire i primi passi dei danzatori e perfetta, in particolare, la danza di Ngoc Anh Nguyen, ispirata con le altre alle movenze mistiche dell’Oriente. I giochi di luce hanno inoltre aiutato a conferire ai corpi sembianze di ologrammi o scheletri, lasciandoci con il gusto di una scena finale quasi macabra ma suggestiva.



