Impressioni da dentro: la messa in opera di NOIA.
Nello spettacolo del 24 febbraio 2006 al Teatro delle Maddalene, Noia non è pensata né come sentimento né come affezione dell’animo. Non è risposta a stimolo emozionale o reazione a evento esterno che la configura. Scandita da dieci pezzi da dieci (minuti), si elabora in definizioni, per lo più, belle. Inattese ed autonome.
Amore, Scienza, La curiosa, Il tempo, Cuccioli, Gara, I pigri, L’attesa, Arte, Catalogo. Noia declinata a due: la visione di un corpo che i passaggi di una mano nota hanno forgiato; noia della pigrizia e del lasciarsi scorrere, con piacere; noia della ripetizione; noia delle cose catalogate, proprie, ricordate; noia della protezione; noia, perché non si hanno mete da raggiungere e si gode dell’incertezza; noia come momento per sé, “mi apro, mi allargo, debordo”. Noia.
Noia è il decalogo artistico e poetico di un’esperienza, quella di Fabrizio Turetta e di Grumor, che si connota per la pulizia del movimento e l’idea persistente di lavoro-non-finito.
Gli attori sul palcoscenico sono modulati nelle sfumature del grigio: si muovono fluidi e docili “come cuccioli nella tana” o stanno immobili e si lasciano percorrere da gesti consueti e familiari. Si cristallizzano in figure dell’attesa, della rinuncia alla gara e alla competizione, “prendo il lusso di fallire l’obiettivo, nego da principio l’ipotesi del successo…non so dove arrivare. Voglio godermi la passeggiata” o all’unisono si avvicinano quasi speculari, si uniscono e poi si abbandonano.
Il recitato stupisce perché spesso é impercettibile allo spettatore: la voce è calda e abituata, come nella continuazione sonora di un pensiero, è flebile e tutta per sé, è morbida e accoccolata, a seguire le linee curve dei corpi. E’ piatta e senza accenti. Spara veloce e ripetitiva in sequenza e non si preoccupa di farsi comprendere, si accavalla. Scandisce lettera per lettera, senza naturalezza, il discorso compiuto; nella tensione decostruttiva ce ne rivela la struttura. Non il senso, che è invece alluso.
E’ interessante a questo proposito, l’attenzione che l’artista rivolge allo studio della struttura dell’opera come, dico io, sistema segnico: e quindi, la necessità di valutarne sia l’elemento-significato che l’elemento-significante, nella possibilità di svilupparli separatamente, anche contraddittoriamente se possibile.
Il gesto è così spesso scollato dalla parola e dal messaggio veicolato: è abbozzato ma non definito, sebbene intenzionato e precisato sempre. “E mi rifletto sulle scanalature, gli intarsi trasmettono l’immagine perfetta di un sistema. Le velature si amalgamano e compiono la mia intenzione, esattamente.” Esattamente.
Noia - sui suoi lussi, ideato da Fabrizio Turetta, progetto finalista a Premio Scenario 2005, ore 21.00, 24 febbraio 2006, Teatro delle Maddalene.
Fabrizio Turetta è il responsabile del progetto Grumor e si occupa di Antidanza, intesa come lavoro pratico e concettuale sulla messa in opera del corpo. Un’analisi minuziosa di tutte le possibilità di movimento in cui, l’allontanamento programmatico da qualsiasi tecnica legata all’interpretazione coreografica e alla recitazione è indirizzato alla ricerca di una via assolutamente individuale di approccio al lavoro performativo. www.grumor.it, www.asu.it
Valeria Marchi



