Federalismo Fiscale
Nei giorni scorsi ha completato l’iter amministrativo la pratica riguardante il finanziamento da parte degli studenti di specifici progetti di facoltà.
In sostanza le facoltà possono richiedere agli studenti iscritti una contribuzione ulteriore, massimo cento euro ripartiti secondo i parametri ISEE, su progetti di miglioramento alla didattica ritenuti necessari; è previsto un meccanismo attraverso il quale la facoltà acquisisce il parere delle rappresentanze studentesche in seno ad esse.
I rappresentanti degli studenti in Senato e CdA si sono fermamente opposti a questo nuovo meccanismo che di fatto rappresenta una sorta di federalismo fiscale: immutato rimane il sistema classico di contribuzione centrale, a questo si aggiunge però il contributo richiesto direttamente dalla facoltà.
Lapalissiano è che con questa nuova formula non si cela null’altro che un aumento dell’imposizione fiscale.
Le facoltà obiettivamente soffrono per l’esiguità dei fondi a loro trasmesse; questo è dovuto innanzitutto allo scarso investimento governativo di questi anni, ma altrettanta responsabilità è imputabile al sistema obsoleto di ripartizione dei fondi di ateneo. Sollevando tale questione, il Rettore si è difeso affermando che nell’apposita commissione i presidi non sono riusciti a raggiungere un accordo sulla ripartizione delle entrate. La conclusione a cui sono giunti è quindi la scellerata proposta sopra indicata.
E’ tristemente noto che uno dei più annosi problemi dei rappresentanti in facoltà è il non avere un quadro preciso della situazione economica, in modo da valutare l’effettiva necessità di richiedere ulteriori fondi; sorge subito la preoccupazione di come sarà possibile prendere serenamente una decisione così penetretante e vincolante per gli studenti.
Se realmente l’ateneo crede che questa decisione rappresenti un ulteriore passo per la collaborazione tra strutture e studenti (introducendo una procedura che prevede obbligatoriamente l’acquisizione di un consenso) riteniamo che tale procedura debba diventare prassi ordinaria per tutte le decisioni e non pretesto o eccezionalità che giustifichi un provvedimento che aumenta di fatto le tasse.



